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La Parrocchia

SS.Cosma e Damiano

Parrocchia della diocesi di Milano. La chiesa di San Damiano risulta elencata tra le dipendenze della pieve di Bollate fin dal XIII secolo (Liber notitiae). Tra XVI e XVIII secolo la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano è ricordata negli atti delle visite pastorali compiute dagli arcivescovi di Milano e dei delegati arcivescovili tra le parrocchie della pieve di Bollate. Nel 1747, durante la visita dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli nella pieve di Bollate, nella chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano si avevano le confraternite del Santissimo Sacramento istituita nel 1710. Il numero dei parrocchiani era di 227 di cui 200 comunicati (Visita Pozzobonelli, Pieve di Bollate). Verso la fine del XVIII secolo, secondo la nota specifica delle esenzioni prediali a favore delle parrocchie dello stato di Milano, la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano possedeva fondi per 114.7 pertiche; il numero delle anime, conteggiato tra la pasqua del 1779 e quella del 1780, era di 301 (Nota parrocchie Stato di Milano, 1781). Nella coeva tabella delle parrocchie della città e diocesi di Milano, la rendita netta della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano assommava a lire 920; la nomina del titolare del beneficio spettava all’ordinario (Tabella parrocchie diocesi di Milano, 1781). Nel 1895, all’epoca della prima visita pastorale dell’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari nella pieve di Bollate, il reddito netto del beneficio parrocchiale assommava a lire 1381,56; il clero era costituito dal parroco. I parrocchiani erano 800, compresi gli abitanti della frazione Dandolo; nella chiesa parrocchiale era eretta la confraternita del Santissimo Sacramento, il Consorzio di San Francesco e la Compagnia di San Luigi. La parrocchia era di nomina arcivescovile (Visita Ferrari, I, Pieve di Bollate). Già compresa nella pieve di Bollate e nel vicariato foraneo di Bollate, nella regione IV della diocesi, con la revisione della struttura territoriale attuata tra il 1971 e il 1972 (decreto 11 marzo 1971) (RDMi 1971) (Sinodo Colombo 1972, cost. 326) è stata attribuita al decanato di Seveso nella zona pastorale V di Monza. Con decreto dell’arcivescovo Giovanni Colombo del 2 maggio 1974 la parrocchia viene inclusa nel decanato di Paderno Dugnano nella zona pastorale VII di Sesto San Giovanni (decreto 2 maggio 1974) (RDMi 1974).

La chiesa di Pinzano, risalente al XII secolo, sorge in un luogo discosto dalle case, lungo la via principale, non distante dal cimitero. Originariamente la navata era occupata dal solo altare maggiore, sormontato da una specie di scudo; il soffitto era ricoperto di legno ed il pavimento di lastre pietra; il muro, invece, era di colore bianco.

I Santi Cosma e Damiano

foto di Maurizio Vigo

Lettura da Radio Vaticana

La più antica citazione riguardante la località di Pinzano risale ad un atto pubblico del 1210 in cui al nome di un testimone si associa "De Loco Planzano" (Mons. Panizza, Limbiate un Comune. Note di storia, Pozzoli, Inverigo 1991).Successivamente lo storico cronista Goffredo da Bussero (1221-1289) "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" (pubblicato postumo nel 1917) parla di una chiesetta di Planzano dedicata ai Santi Cosma e Damiano. Inoltre in una pergamena coeva (13/11/1243) si elencano i 35 poderi nella zona di Pinzano – Limbiate appartenenti al monastero milanese di S. Maria d’Aurona. (Aurona, sorella dell’arcivescovo Teodoro, d’origine longobarda, aveva fondato il monastero nel 740). Le prime notizie utili concernenti propriamente la chiesa risalgono alla visita dell’inviato del Vescovo, Padre Leonetto Clivone, del 1567 (M. Panizza, Op.Cit.). In tale occasione, ordinò che fossero rimossi i due altari posticci ai lati dell’altare maggiore, uno dei quali dedicato alla Madonna venerata da una locale confraternita. Egli propose che la confraternita facesse riferimento all’altare maggiore ed assumesse il nome di Confraternita del S.S. Sacramento e della Madonna. San Carlo Borromeo, durante la sua visita pastorale a Pinzano del 1573 (A.S.D.M., sez.X, Pieve di Bollate volume I, visita 1573) approvò tale modifica e l’erezione della nuova confraternita i cui priori svolsero una serie di incarichi di responsabilità durante il periodo di vacanza del parroco. Sin dalla seconda metà del XVI sec. infatti dopo il Concilio di Trento (1562-1563) i villaggi divennero parrocchie distinte dalle pievi, ma per la parrocchia di Pinzano l’iter fu piuttosto complesso. San Carlo preferì, a conclusione della sua visita, affidare la cura pastorale di Pinzano al curato di Senago, non essendo il parroco prete Matteo Poiano all’altezza del suo incarico, (tuttavia lo lasciò responsabile, finchè in vita, delle anime dei suoi parrocchiani). La questione fu risolta solo nel 1618 da Federico Borromeo che durante la sua visita pastorale (A.S.D.M., sez. X Pieve di Bollate, Volume XII, pagg. 33, 35, 183, 191) presa visione del disagio e delle lamentele dei Pinzanesi ripristinò l’antica parrocchia, chiedendo però ai fedeli un aiuto materiale maggiore, perché i benefici della parrocchia non erano sufficienti al sostentamento del sacerdote. Per quanto riguarda la struttura architettonica della chiesa, San Carlo propose delle modifiche, ritenendola troppo piccola e buia: era lunga solo sedici braccia (9 m.) e larga nove braccia (5 m.); l’unica navata era occupata dall’altare maggiore sormontato da una specie di scudo, quasi una protezione vetusta lì posta all’epoca della costruzione della chiesa. Essa sorgeva lontano dalle case, di fronte al cimitero; il soffitto era di legno, il pavimento era lastricato in pietra e le pareti tinteggiate di bianco ed ornate qua e là di alcune vecchie pitture.

Era già provvista di battistero (essendo parrocchia), ma non ancora di Sacrestia; non aveva campanile ed una modesta campana pendeva da due pilastrelli sporgenti sul tetto. L’arcivescovo impose di aprire due finestre nella parete sud della chiesa affinchè ricevesse più luce l’interno. Nel corso del ’600 furono apportate altre migliorie oltre a quelle decretate da San Carlo: fu rifatto il soffitto dell’aula, l’abside ed il coro furono allargati "a guisa di mezza luna" (M.Panizza, Op.Cit.) fu eretto un campanile molto basso e con una sola campana. La prima mappa catastale del Comune di Pinzano fu tracciata nel 1721 (A.S. di Milano, mappe di Carlo VI, n. 3062 – vedi allegati al cap. I); oltre al tracciato dell’antica carrozzabile e del canale in prossimità della chiesa (indicazione esplicita della grande quantità d’acqua che da sempre è rinvenibile in quest’area), è interessante notare che le dimensioni dell’edificio disegnato corrispondono circa all’attuale abside e che doveva essere arricchita da due appendici rettangolari, forse cappelle, in prossimità del lato est. Le modifiche alla chiesa continuarono, essendo la popolazione generosa nei suoi confronti. Il parroco Defendente Negri (1717-1740), fece costruire la Sacrestia ed un altare dedicato alla Beata Vergine Immacolata accanto all’altare maggiore; quest’ultimo fu sostituito nel 1750 con uno nuovo di linea neoclassica sovrastato da un timpano; l’ingresso della chiesa fu arricchito da un pronao poco sporgente. Non sono ancora state rinvenute notizie attendibili sulle vicende della chiesa nel periodo compreso tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo; le ricerche stanno ancora proseguendo nell’archivio della Curia di Milano ed in alcuni archivi privati. Notevoli modifiche furono apportate verso la fine del XIX secolo da don Stefano Ferrari che fece realizzare due porte di collegamento, il coro, l’altare e la Sacrestia, ed è di questo periodo anche l’ampliamento longitudinale della navata centrale (non figurano misure). Nel 1875 furono collocate in facciata le statue in cemento di San Carlo e di Sant’Ambrogio. Nel 1890 si provvide a far riordinare l’organo dal signor Aletti di Monza (le seguenti notizie sono tratte da "Cronichon" una sorta di diario tenuto dal parroco don Stefano Ferrari dal 1887). Dalle ultime notizie rinvenute, risulta che l’organo, inizialmente datato alla fine del ’700, come opera di Chiesa, è invece di Giacomo Brunelli fu Carlo, risalente ai primi del ’700. Questo è attestato dal cartiglio scritto in nero china, inserito nel somiere dell’organo. Il 15 maggio dello stesso anno 1890, si dà inizio all’ampliamento della chiesa: le quattro colonne e le lesene interne in marmo sono collocate in sede. Nel 1891 furono acquistati i bassorilievi, i capitelli, le mensolette dalla chiesa di San Nazaro di Milano per la costruzione dell’altare: durante i lavori fu manomesso il pavimento. Nell’agosto dello stesso anno furono installate le due statue lignee di Sant’Ambrogio e San Nazaro. Sotto la facciata fu fatta scavare una fossa per la sepoltura del parroco, poi inutilizzata per le leggi di igiene edilizia in vigore. In dicembre fu acquistata la statua di San Giuseppe, attualmente nell’omonima cappella. Nell’anno successivo, il 1892, viene abbellito l’edificio. Terminate le modifiche strutturali e le decorazioni scultoree, nel 1895 fu affidata la decorazione pittorica della chiesa a Rodolfo Gambini di Arluno. Infine, nello stesso anno, Pietro Recalcati fu incaricato del restauro dell’organo. Anche il pulpito fu restaurato nello stesso periodo. Continuarono le opere: si acquistò la Via Crucis.

Nel 1901 il vecchio campanile fu sostituito e si giununsero altre due campane. I lavori saranno portati a termine solo nel 1908. Nella relazione alla visita pastorale del 15 agosto 1901 (Eugenio Cazzani, Limbiate una chiesa la mia gente – pagg.43, 46, 107, 108, 149, 150), vengono menzionate le modifiche reputate necessarie: la collocazione di nuove pietre per l’altare della Madonna della Vittoria e di San Giuseppe, il restauro di tutte le mense degli altari, l’aggiunta di una croce più grande sull’altare maggiore. Inoltre, per l’occasione, viene redatto l’elenco delle sacre reliquie esistenti riconosciute tutte autentiche. Nella visita seguente (26 ottobre 1908) fu richiesta l’aggiunta di un nimbo alla statua del Sacro Cuore e che la sua collocazione avvenisse in luogo adeguato (E. Cazzani, Op.Cit., pagg. 43, 46, 107, 108, 149, 150). La relazione della visita del 28 ottobre 1912 reca l’informazione che la capienza della chiesa è valutata per 200 persone, e che l’edificio non è stato ancora consacrato. Il parroco stese personalmente una nota per il vicario nel 1920 in cui affermò di non avere notizie precise sull’epoca della prima costruzione della chiesa ma che all’epoca della relazione la costruzione poteva essere assimilata allo stile neoclassico, ed a suo giudizio era priva di pregio artistico. Aggiunse che era stata rifatta nel 1890 dall’architetto Rossetti, che non necessitava di riparazioni e che le spese di manutenzione erano sostenute dalla fabbriceria amministratrice delle entrate della parrocchia. Il 29 ottobre 1931, in occasione della successiva visita pastorale, fu redatta una richiesta di rimozione dalle cappelle degli ex-voto e delle decorazioni floreali; anche l’altare maggiore necessitava di essere liberato "da tutte le appiccicature posteriori", poiché veniva definito "tanto bello per le sue linee marmoree". Lo scritto del parroco Giuseppe Vantellino, datato 1937, precisa che la chiesa venne restaurata nel 1899, ma che non era ancora stata consacrata, come non lo erano nemmeno i tre altari (considerati in buono stato in tutte le loro componenti: predella, balaustra e cancello, pietra integra ricoperta da crismale mobile). La descrizione degli arredi sacri prosegue: il tabernacolo rivestito di damasco è di marmo, fisso, ornato di croce; il battistero è "libero da passaggi", foderato di bianco, reca l’immagine di San Giovanni ed è provvisto di cancellata esterna. La facciata viene definita decorosa: è ornata da bassorilievi rappresentanti il sacrificio dei Santi Martiti; la porta è in buono stato di conservazione. La visita pastorale dello stesso anno è documentata da una relazione in cui viene rimarcata la necessità di consacrare la chiesa e si constata l’insufficiente capienza dell’aula. Nel 1942 finalmente l’edificio venne consacrato come si legge dall’epigrafe posta in chiesa e venne dedicato ai Santi Cosma e Damiano di cui si conservano le reliquie nell’altare maggiore insieme a quelle dei Santi Protaso, Massimo e Galdino. Nel 1966 venne sistemato il presbiterio, come risulta dalla richiesta del nulla osta di sanatoria spedita nel 1978 da Don Sergio Ceppi alla Curia di Milano. Nello stesso anno furono proposte anche alcune modifiche per l’altare maggiore, successivamente consacrato dal Cardinal Giovanni Colombo il 3 dicembre 1978. Nel 1977–1978 si eseguirono opere di manutenzione straordinaria al tetto ed alla facciata, il rifacimento parziale della copertura, delle canalizzazioni, degli impianti, dei materiali della facciata, degli intonaci esterni, del pavimento, del sagrato. Negli anni ’90 si è rifatta completamente la copertura, gli intonaci esterni e si è iniziato il restauro degli affreschi e nelle decorazioni interne alla chiesa.
A lato della parrocchia sorge l'edificio ospitante il nuovo oratorio (lavori 2005-2008) , inaugurato il 16 marzo 2008, abilmente ridisegnato dagli architetti Marcello Lanzillotti e Iolanda Petrella, sfruttando la corte attigua alla chiesa e precedentemente adibita a residenza, con la parziale ricostruzione e recupero conservativo del vecchio oratorio parrocchiale.

Cronologia dei Parroci a Pinzano

Lualdi Ambrogio 1592 - 1628
Terraneo G. Battista 1629 - 1631
Pusterla Carlo 1632 - 1636
Bazzero Carlo Antonio 1637 - 1640
Giussani Francesco 1641 - 1691
Martignoni Francesco 1691 - 1694
Cesati Giovanni Battista 1695 - 1707
Piantanida Francesco 1708 - 1716
Negri Carlo Defendente 1717 - 1746
Guasconi Carlo Giuseppe 1747 - 1757
Radaelli Barnaba 1757 - 1792
Pagani Giuseppe 1792 - 1805
Giussani Domenico 1805 - 1824
Bozzi Giuseppe 1824 - 1843
Rigola Tommaso 1843 - 1856
Velati Ercole 1858 - 1873
Ferrari Stefano 1875 - 1892
Nizzolini Carlo 1893 - 1911
Vantellino Giuseppe 1912 - 1963
Ceppi Sergio 1963 - 1980
Murer Bruno 1980 - 1981
Marin Umberto 1981 - 1990
Demolli Giampiero 1990 - 2008
Riva Marco 2008 - 2008
Pegoraro Maurizio 2009


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